Gabriel Fauré (1845-1924)
Opere per pianoforte
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3 Romances sans paroles op. 17 [N 52) (1863-1864)
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Sonata [N5] (1863)
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Mazurke in Si♭maggiore [N 8] (1865)
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Cadenza per il 3° Concerto di Beethoven in Do minore op. 37 [N13] (1869)
3 Romances sans paroles op. 17 [N 52]
Data: 1863?
1ª edizione in raccolta: Paris, Hamelle, 1907
Romance sans paroles n. 1, op. 17 n. 1, in Lab maggiore
Fonte manoscritta: non pervenuto
Dedica: À Mme Félix Lévy
1ª esecuzione: Paris, Société nationale de musique, 25 febbraio 1882, (piano: Pauline Roger)
1ª edizione: Paris, Hamelle, novembre 1880, incisione e stampa C.G. Röder, Leipzig
Romance sans paroles n. 2, op. 17 n. 2, in La minore
Fonte manoscritta: non pervenuto
Dedica: À Mlle Laure de Leyritz
1ª esecuzione: Paris, Société nationale de musique, 25 febbraio 1882, (piano: Pauline Roger)
1ª edizione: Paris, Hamelle, novembre 1880, incisione e stampa C.G. Röder, Leipzig
Romance sans paroles n. 3, op. 17 n. 3, in Lab maggiore
Fonti manoscritte:
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Coll. H. J. Roulleaux Dugage. Manoscritto autografo, datato 9 ottobre 1864. Il manoscritto presenta differenze notevoli rispetto alla versione pubblicata nel 1880.
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Coll Famille de Leyritz - Coll. Laurent Ceiller - Coll. Malo Ceiller - Paris: F-Pn Musique: Rés Vma ms. 2203. Copia (conforme all’edizione Hamelle) di Laure de Leyritz, amica ed allieva di Fauré a Rennes.
Data: Manoscritto 1, 1864
Dedica: manoscritto 1: à Suzanne Garnier; manoscritto 2: à Florent Saglio (come nella prima edizione)
1ª esecuzione: Paris, Société nationale de musique, 19 gennaio 1889, (piano: Mlle Kasa Chatteleger)
1ª edizione: Paris, Hamelle, 1880, incisione e stampa C.G. Röder, Leipzig
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Letteratura:
Jean-Pierre Bartoli
[...] Il titolo scelto fa evidentemente riferimento al genere dei Lieder ohne Worte, inventato da Mendelssohn, e che fu tradotto in “Romances sans paroles” nelle prime edizioni francesi, facendo allusione al genere strofico francese per voce e accompagnamento di chitarra, arpa, clavicembalo o piano, apparso nel XVIII secolo. I primi editori parigini di opere mendelssohniane negli anni 1830 tradussero in effetti Lieder con “romance”. [...]
È quindi a questa tradizione ben radicata in Francia, coltivata da suoi predecessori in omaggio all’inventore tedesco del genere, che Fauré si ricollega all’inizio della sua carriera. Questi pezzi intendono rendere sulla tastiera la linea vocale non ornata di un Lied, con un accompagnamento pianistico che esclude i tratti virtuosistici e dimostrativi. La terza simula persino il duo vocale con la sua ripresa del tema in canone. La capacità richiesta all’interprete consiste nel distinguere i due o tre piani sonori che si sviluppano paralleli, quello dell’accompagnamento previsto per le due mani del pianista, e quello della o delle linee vocali. Con qualche tocco armonico delizioso, questi pezzi sono tipici del linguaggio arioso delle prime melodie contemporanee di Fauré. La seconda, più virtuosistica e più profonda, si avvicina ulteriormente allo stile pianistico di Mendelssohn e più ancora a quello di Schumann - due compositori per i quali Fauré ebbe un’ammirazione sconfinata [...].
(Gabriel Fauré, Œuvres complètes VI/3, Kassel, Bärenreiter, 2020, a cura di Jean-Pierre Bartoli, pp. XXIII-XXIV)
Alfred Cortot
Le tre "Romanze senza parole" che rivelano con tanta delicatezza la giovanile personalità del loro autore e che, come abbiamo detto, furono pubblicate solo nel 1880, quando Fauré aveva trentacinque anni, sono già tutte colme del profumo penetrante che emana dalle sue opere della maturità.
Nella prima, che ha la grazia malinconica e leggera di un colloquio sentimentale, la voce di mezzo segue amorevolmente le inflessioni melodiche della parte superiore e la accompagna, nota per nota, con un accento seducente e tenero. La seconda, inconsapevolmente mendelssohniana, è mossa da un'irrequietezza e da un ardore affascinanti, accresciuti dal rapido mormorio dell'accompagnamento. E nella terza, così teneramente rassegnata, con quale grazia s' insinua l' imitazione discreta che prolunga la melodia iniziale; e quale purezza nel disegno che fiorisce sulle ultime due cadenze e le piega dolcemente!
Non sono che schizzi,, senza dubbio, ma, pur brevi ed esili, queste notazioni spiccano nel genere facile cui appartengono per la loro spontanea e poetica perfezione, e vi si può già sentire, sotto l'apparenza dell'improvvisazione, la cura della compiutezza formale e del particolare felice che si manifesterà nelle opere successive in modo così personale.
(Alfred Cortot, La Musique française de piano, Paris, Presse universitaires de France, 1944, trad. it. La Musica pianistica francese, traduzione di Lino Curci, Edizioni Curci, Milano, 1957, pp. 97-98)
Charles Koechlin:
Le tre Romances sans paroles sono del primo Fauré (1882), ci riportano all'epoca di le Ruisseau. Il giovane musicista, nell'ingenuità della sua ispirazione, non ha fatto alcun tentativo per evitare Mendelssohn o Schumann. Del resto è già riconoscibile, nei tratti inconfondibili; soprattutto nel terzo di questi pezzi, il cui carattere "romantico" apparirà senza dubbio un po' superficiale agli orgogliosi che vorrebbero ammirare solo il sublime o qualcosa di degno di loro. Ma, come nel buon Chabrier, qui tutto è così appropriato e realizzato così felicemente, che l'evocazione di questo "autrefois sentimental" è un fascino in più. Felice l'anima dell'artista che non conosce la paura che le sue prime parole siano sincere e naive!
(Charles Koechlin, Gabriel Fauré, Paris, Plon, 1927; trad. ingl. Gabriel Fauré, traduzione di Leslie Orry, London, Dennis Dobson LTD, 1945, p. 33)
Jean-Michel Nectoux:
Fu probabilmente durante gli anni passati all'École Niedermeyer che Fauré compose le sue tre Romances sans paroles op. 17 per pianoforte, vero omaggio a un compositore di cui ammirò per tutta la vita l'opera e lo stile: Felix Mendelssohn
(Jean-Michel Nectoux, Gabriel Fauré. Les voix du clair-obscur, 2ª ed. rivista, Paris, Fayard, 2008; trad. it. Fauré, Le voci del chiaroscuro, trad. it. di Raoul Meloncelli e Sergio Bestente, Torino, EDT, 2004, p. 14)
Robert Orledge:
Anche a questo periodo appartengono le tre Romances sans paroles (op. 17, 1863?), il cui titolo e contenuto ricordano Mendelssohn. Divennero presto popolari dopo la loro pubblicazione nel 1880. La prima contiene un'eco della melodia della mano destra da parte della sinistra, che crea una delicata foschia armonica attorno alla purezza incontaminata del tema. La seconda Romance è particolarmente mendelssohniana nella sua figurazione arpeggiata divisa tra le mani. Nella terza incontriamo Schumann e Chopin, e la ripresa del tema iniziale (p. 4) è un canone all'ottava alla distanza di una semiminima, il primo esempio di una tecnica a cui Fauré tornò sempre più negli anni successivi in creazioni non accademiche come Tendresse dalla suite Dolly. Sebbene leggere, le Romances sans paroles non meritano di essere liquidate come il tipo di "indiscrezioni che ogni giovane compositore commette" (Copland, 1924, p. 579). Un'indiscrezione di altro genere venne in mente anche a Marcel Proust nel contesto dell'op. 17, e scherzò irriverentemente con Robert de Montesquiou dicendo che, quanto a "un misto di lussuria e litanie", non conosceva un esempio migliore: erano il tipo di musica che "un pederasta potrebbe canticchiare mentre violenta un chierichetto!
(Robert Orledge, Gabriel Fauré, London, Eulenburg, 1979, pp. 47-48]
Marcel Proust (probabilmente a proposito della 3ª Romanza):
Per quanto riguarda il mélange di litanie e lussuria di cui mi parlate, l'espressione più deliziosa che conosco si trova in un brano per pianoforte già un po' datato ma inebriante, di Fauré, che forse si intitola Romance sans paroles! Immagino che sarebbe quello che canterebbe un pederasta che violenta un chierichetto.
(Lettera a Robert de Montesquiou, 1912, cit. in Gabriel Fauré, Correspondance, ed. Jean-Michel Nectoux, Paris, Flammarion, 1980, p. 206)
Sonata [N 5]
Fonte manoscritta: Coll. Marguerite Paringaux ? - Coll. Frederick R. Koch - New York: US-NYpm - New Haven: US-NHub (Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Koch Collection): FRKF 1107
Data: 6 aprile 1863
Dedica: "À ma nièce Marguerite"
1ª esecuzione: sconosciuta. 1ª esecuzione moderna: Nicolas Stavy, 2 febbraio 2018, Paris, Sorbonne, Amphithéâtre Richelieu.
1ª edizione (moderna): Œuvres complètes VI/3, Kassel, Bärenreiter, 2020, a cura di Jean-Pierre Bartoli
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Letteratura:
Jean-Pierre Bartoli
[...] Che si tratti di un’opera a carattere didattico concepita espressamente per la dedicataria, o un esercizio di composizione realizzato prima all’École de musique classique et religieuse (la cosiddetta École Niedermeyer), questa sonata colpisce per l’adozione di uno stile a cavallo fra XVIII e XIX secolo, distante da quello che Fauré impiegò abitualmente nel suo primo periodo creativo. Si può immaginare che ciascuno dei movimenti imiti uno dei tre maestri viennesi: Mozart per l’Allegro ma non troppo iniziale, Beethoven per il Menuet (si pensi in effetti al In tempo di Menuetto della Sonata per pianoforte n. 11 in Sib maggiore, op. 22) e Haydn per il suo piccante finale, con le sue rotture e le sorprese armoniche. Nel corso dei tre movimenti Fauré fa la parodia, non senza humour, dei principi di scrittura dell’epoca evocata, cospargendo la partitura di svolte inattese. [...]
(Gabriel Fauré, Œuvres complètes VI/3, Kassel, Bärenreiter, 2020, a cura di Jean-Pierre Bartoli, pp. XXII-XXIII)
Mazurke in Si♭maggiore [N 8]
Fonte manoscritta: Coll. Frederick R. Koch - New York: US-NYpm - New Haven: US-N Hub (Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Koch Collection): FRKF 679.5. Manoscritto autografo
Data: ca. 1865
1ª esecuzione: sconosciuta.
1ª edizione (moderna): Œuvres complètes VI/3, Kassel, Bärenreiter, 2020, a cura di Jean-Pierre Bartoli
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Letteratura:
Jean-Pierre Bartoli
[...] Senza indicazione di tempo né di pedalizzazione, e con diverse cancellature, questo manoscritto ha le fatture di una prima stesura. Giudicando dal linguaggio utilizzato, il pezzo sembra marcare un passo in avanti rispetto alle Trois Romances. Contiene dei momenti che non mancano di originalità, ma che non hanno tuttavia convinto il compositore a consentire alla sua pubblicazione. [...]
(Gabriel Fauré, Œuvres complètes VI/3, Kassel, Bärenreiter, 2020, a cura di Jean-Pierre Bartoli, p. XXIV)
Cadenza per il 3° Concerto di Beethoven in Do minore op. 37 [N13]
Fonti manoscritte: 1. Manoscritto autografo 2. Copia di Laure de Leyritz, destinataria della Cadenza. 3. Copia anonima. 4. Copia anonima
Data: 27 aprile 1869
1ª esecuzione: sconosciuta.
1ª edizione: Magasin musical Pierre Schneider, Paris, 1927
1ª edizione (moderna): Œuvres complètes VI/3, Kassel, Bärenreiter, 2020, a cura di Jean-Pierre Bartoli
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Letteratura:
Jean-Pierre Bartoli
[...] fu scritta per la sua allieva Laure de Leyritz. Studiando il concerto, essa dichiarò, secondo il suo discendente Alexander Ceillier, che “non amava per nulla la cadenza di Moscheles”; così “Fauré ne scrisse una, ancora inedita, e si curò di non risparmiarvi i trilli poiché la sua allieva li eseguiva difettosamente” (Le Guide du concert, n. 5, 14 novembre 1914, p. 133). [...]
[Fauré] non cerca di seguire lo stile del maestro viennese. […] Ma non ci si deve stupire: nel corso del XIX secolo era un’usanza molto frequente, come attestato dalle cadenze di Clara Schumann, Franz Liszt, Carl Reinecke o Adolf von Henselt destinate allo stesso Concerto (Anche la cadenza di Moscheles, che Laure de Leyritz avrebbe dichiarato di non apprezzare al suo discendente Alexander Ceillier, si allontana dal modello beethoveniano. Si noti a questo proposito che la giovane pianista non aveva conoscenza della cadenza di Beethoven, o non l’aveva presa in considerazione). [...]
(Gabriel Fauré, Œuvres complètes VI/3, Kassel, Bärenreiter, 2020, a cura di Jean-Pierre Bartoli, p. XIX-XX)
Alfred Cortot
L’interesse della pubblicazione postuma, a cura dell’editore Schneider, di due cadenze per i concerti in Do minore fi Beethoven e di Mozart è curiosamente accresciuto dal fatto che in queste due improvvisazioni, che portano l’una la data del 1869, l’altra del 1902, si trovano caratteristiche di stile e di scrittura d’una somiglianza singolare, e ispirate al più puro classicismo.
(Alfred Cortot, La Musique française de piano, Paris, Presse universitaires de France, 1944, trad. it. La Musica pianistica francese, traduzione di Lino Curci, Edizioni Curci, Milano, 1957, p. 114)
Robert Orledge:
Del periodo di Rennes è anche la cadenza per il movimento iniziale del Terzo Concerto per pianoforte di Beethoven, rimasta inedita durante la vita di Fauré. È molto più beethoveniana di quanto non lo sia mozartiana cadenza del 1902 scritta per Marguerite Hasselmans da usare nel primo movimento del Concerto in do minore (K. 491) di Mozart. La sezione iniziale della cadenza di Beethoven si basa sul secondo gruppo tematico, più lirico, e ci dice più su Fauré che su Beethoven dal punto di vista armonico. Ma con l'entrata del dinamico tema arpeggiato iniziale (battuta 32), la cadenza assume una potenza beethoveniana nelle sue semicrome impetuose che si mantiene fino alla sezione finale basata sul trillo, che non è dissimile dalla fine della cadenza dello stesso Beethoven per lo stesso concerto. Fauré prova lo stesso espediente con la sua cadenza mozartiana del 1902, che è simile nell'atmosfera. Questa inizia con enormi sequenze di tredici battute non mozartiane che superano continuamente la gamma di cinque ottave del pianoforte di Mozart. Il linguaggio armonico della sezione centrale, in particolare, è troppo avanzato e la cadenza si inserisce meno bene rispetto alla sua controparte del 1869 nel concerto che la circonda.
(Robert Orledge, Gabriel Fauré, London, Eulenburg, 1979, p. 49]